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Opere teatrali

La Bohème

Copertina del libretto. Archivio Puccini Museum.

Quattro quadri su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dal romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger. Prima rappresentazione: Torino, Teatro Regio, 1 febbraio 1896.

Si dice che Puccini abbia deciso di scrivere quest’opera durante il viaggio in treno che lo riportava a Milano dopo le trionfali rappresentazioni di Manon Lescaut a Torino. Si proposero come librettisti due compagni di viaggio, un avvocato e un critico musicale. Poco tempo dopo scoppiò un’aspra contesa – amplificata dai periodici milanesi – con Ruggero Leoncavallo: entrambi erano al lavoro sullo stesso soggetto e Leoncavallo rivendicava la priorità. Puccini affidò al «Corriere della sera» la celebre frase: «Egli musichi, io musicherò. Il pubblico giudicherà». Per La bohème Puccini si avvale di quella coppia di librettisti, Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, che lo accompagnerà fino a Madama Butterfly. Non era certamente facile ricavare un buon libretto dal romanzo di Murger e Puccini continua a chiedere e/o imporre modifiche (la più eclatante l’eliminazione di un atto intero, l’atto del cortile di Rue Labruyère), tanto che Giacosa minacciò di abbandonare l’impresa. A distogliere Puccini dal lavoro c’erano anche i frequenti viaggi per assistere alle rappresentazioni di Manon Lescaut e, soprattutto, l’interesse per un altro soggetto, La lupa di Giovanni Verga. Fu soltanto nell’estate del 1894 che Puccini, dopo un viaggio fatto in Sicilia per incontrare Verga e anche per raccogliere materiale per la composizione, accantonò definitivamente il progetto e si dedicò con convinzione a La bohème. Aveva però iniziato da tempo, fino dal giugno 1893, a fissare sulla carta abbozzi musicali. È il 1895 l’anno in cui il lavoro giunge a compimento, tra discussioni aspre con i librettisti, interventi pacificatori di Ricordi, la composizione e l’orchestrazione che procedono a ritmo serrato. Nell’estate Puccini soggiorna nella Villa del Castellaccio, vicino a Pescia, e lavora alacremente. C’è anche Carlo Carignani, che prepara la riduzione per canto e pianoforte dei brani che Puccini via via termina. L’opera viene poi terminata a Torre del Lago, alla fine di novembre. Uno dei primi biografi, Ferruccio Pagni, ha raccontato che Puccini, al pianoforte, intimò il silenzio agli amici che giocavano a carte nella stessa stanza e poi esclamò :«Ho finito!». Puccini poi convocò anche gli amici lucchesi per una festa in costume: l’opera era stata terminata nell’ambiente che aveva fornito l’ispirazione.

Il debutto ha esito controverso: il pubblico applaude, i critici si dividono tra tiepidi apprezzamenti e aspre stroncature. È celebre una recensione, certamente non profetica: «La bohème, così come non lascia grande impressione sull’animo degli uditori, non lascerà grande traccia nella storia del nostro teatro lirico». È noto invece che La bohème è una delle opere più rappresentate. Puccini non fece grandi modifiche alla partitura, conscio della compiutezza del suo lavoro.

Altre opere

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