giacomo puccini a angiolino magrini

12 novembre 1924

Caro Angiolino,

grazie delle sue buone e affettuose lettere, sono in croce come Gesù! Ho un collare che è una specie di tortura. Radio esterno, per ora, poi spilli di cristallo nel collo e buco per respirare, anch’esso nel collo. Non lo dica però né a Elvira, né a nessuno. Questo buco, con un cannello di gomma o d’argento, non lo so ancora, mi fa orrore. Dicono che non soffrirò niente, e devo farlo per otto giorni, per lasciare tranquilla la parte che deve guarire. Poiché respirando per le vie ordinarie si agita. Così dovrò respirare nel cannello. Dio mio che orrore! Ricordo uno zio del Tabarracci che portò il cannello per tutta la vita. Io, dopo otto giorni, ritornerò a respirare con la bocca.

Che roba! Dio m’assista. È una cura lunga – sei settimane – e terribile. Però assicurano guarigione. Io sono un po’ scettico e ho l’animo preparato a tutto. Penso ai miei, alla povera Elvira. Dal giorno della partenza a oggi il mio male è peggiorato. Spurgo sangue vivo e nero a boccate la mattina. Ma il medico dice che non è nulla e che ora debbo essere tranquillo perché la cura è cominciata.

Vedremo caro Angiolino.

Pubblicata in Carteggi pucciniani, a cura di E. Gara, Milano, Ricordi, 1958

Tue ‒ Thu: 09am ‒ 07pm
Fri ‒ Mon: 09am ‒ 05pm

Adults: $25
Children & Students free

673 12 Constitution Lane Massillon
781-562-9355, 781-727-6090