angelo magrini ad erminia magrini

29 novembre 1924                    

Bruxelles 29 – 11 – 24

Cara Erminia

L’inevitabile è avvenuto!

Il più grande, il migliore a tutti è scomparso! Che strazio, che dolore! Sono come sotto un incubo spaventoso non possibile – Quale travolgente impetuoso uragano in poche ore! Ma è proprio vero? Ma è proprio morto? E per dover credere all’incredibile, malgrado che non sia che a pochi passi da Lui bisogna che faccia un sforzo inumano.

Pensa: iersera alle sei tutto procedeva regolarmente, soltanto un po’ di debolezza maggiore e un po’ più di accoramento nel Maestro, ma spiegabile e non allarmante, pensando alla sua denutrizione e alla impazienza sua. Avevamo scritto e Clausetti e Fosca e prima Tonio illeggibile fra lettere e biglietti agli amici agli ammiratorie e a tutti davamo notizie confortanti. Ad un tratto (alle 6,15 precise) Clausetti si alza e casualmente incontra nel corridoio il Dottor Bayset quello dell’applicazione degli aghi, e abbastanza tranquillamente illeggibile di aver tolto gli aghi al Maestro ritenendo da calcoli fatti che oramai l’opera di demolizione del tumore era avvenuta. Clausetti comunica la sorprendente notizia, sorprendente perché alle 11 la mattina insieme a Ledoux avevano stabilito per non affaticare troppo il cuore di togliere gli aghi alla domenica successiva. Fosca à come un grido: Cosa sarà successo!? Ci precipitiamo su per le scale (poiché noi eravamo in camera di Fosca al piano terreno) e sulla porta della camera del Maestro troviamo Tonio quasi sconvolto che ci dice: Papà deve essere grave, io ò paura tanta paura ànno tolto all’improvviso senza dir nulla gli aghi e Ledoux mi pare molto preoccupato, cosa succede? Intanto noi stiamo ansiosi sulla porta per non impressionare il Maestro ad attendere che esca Ledoux dalla camera. Finalmente esce, è irriconoscibile!

Lo stringiamo da presso, ma farlo sembra una sfinge dolorante. Finalmente articola qualche parola: “Mon Dieux c’est terrible! Puoi immaginare l’angoscia che ci attanaglia, non parliamo ma dalle nostre espressioni capisce e continua: Le coeur … ne resiste pas! Ma come, domandiamo noi, quasi senza parlare perché questo tragico colloquio avviene a due passi da Lui; ma come così ad un tratto, cosa è successo, per carità dottore parli: Il cuore, il quale non ci à dato preoccupazioni fino ad oggi, a un tratto viene a mancare e non ci aiuta più. È terribile! Il polso da 60 è salito a 105, ho fatto due iniezioni, se tra qualche ora non reagisce….. e tace è pallido e dolorante dice quasi come a se stesso – Esco ò bisogno d’aria torno tra un’ora –  Intanto cauti entriamo nella camera del Maestro, ci sorride, ma quel sorriso! ci guarda, ma che sguardo!

Io non lo dimenticherò più, campassi due vite, cosa c’era in quegli occhi di bimbo? Quale tremenda visione passasse? À egli intuito il suo stato? Io credo di sì, c’era qualche cosa in quello sguardo, pochi istanti, quando mi guardò, quasi a interrogarmi, quasi a implorare, che pareva uno sguardo di chi vede da un’altra vita. Che muto, inumano dolore! E non poter parlare!  E quella fu l’ultima volta che vide un illeggibile perchè per non impressionarlo non ci facemmo più vedere per tutta la notte –

Si uscì io e Clausetti come illeggibile come affranti ma come in un istante poteva essere avvenuto questo? Ma proprio doveva essere la fine? Ma nessun rimedio nulla si poteva? Non si sto a descrivere l’ansia l’angoscia di quella notte di passione, non potrei, non potrei, ogni momento io Clausetti e Fosca (Tonio era nella camera) si andava ad ascoltare il respiro che diventava sempre più affannoso….

Dio che orrore! In quella casa di salute straniera, in terra lontana fra gente estranea il Maestro , il nostro caro, il nostro buon Maestro moriva! Ma era possibile tutto cio?

A mezzanotte uscii a prendere un po’ d’aria e ti telegrafai l’aggravamento.

Tornai e lo stato cupo di disperazione continuava. Alle due venne giù Tonio irriconoscibile. Ci fu una scena straziante tra Tonio e Fosca, papà muore, Dio come faremo senza lui, e la mamma! Una cosa da morire goccia a goccia, poveretti! Intanto Tonio, raccontò un episodio, avvenuto verso le 10 quando Ledoux disse al Maestro che per quella notte avrebbe dormito in clinica perché aveva dei malati da sorvegliare, il Maestro lo guardò fisso e con gesti non dubbi disse: No lei resta per me!!

Verso 4 il respiro affannoso andò calmandosi  e a noi si aprì il cuore alla speranza, ma per poco. Ledoux annunziò disfatto e sofferente che ogni speranza doveva ormai considerarsi perduta, il cuore non reagiva! Infatti il respiro continuò sempre più debolmente e il Maestro buono e caro alle 11 e ½  si è spento dolcemente, serenamente, almeno a giudicare dai lineamenti, sembrava dormisse di un sonno tranquillo di pace….

Certo che deve aver intravisto la fine, durante la notte alzava le braccia e le faceva ricadere sul letto con un ritorno lugubre che spezzava il cuore, il gesto dice Tonio era di disperazione e rassegnazione.

Cosa deve essere passato nel suo cervello!

Sentirsi morire lontano dalla sua casa, dai suoi pini, dalla sua Viareggio, dalla sua Elvira che fu il dolore continuo di tutta la settimana pensando di non averla vicina – Certo le ore che precedettero lo stato comatoso devono essere state spaventose. Dice che abbracciò Tonio forte forte e con un soffio potè dire: Poveretti!

E adesso è su e lo porteranno alla camera ardente, Tonio e la Fosca sono come impietriti, qui intorno non c’è che dolore, le monache, poverette, prendono parte come forse mai nella loro vita, Ledoux ha detto: “È il più grande dolore della mia vita! e ci crediamo, si vede nella sua faccia maschia il dolore che à lasciato un solco…

Piovono i fiori e l’omaggio al grande Scomparso comincia, qui si piange e fuori la vita continua febbrile a svolgersi… e mentre il Maestro moriva il reggimento reale al ritorno dalle esercitazioni suonava una marcia…. Che ironia! Non so cosa faremo io e Clausetti abbiamo dato tutte le disposizioni per il trasporto in Italia e si spera poter partire Lunedì –

E la signora Elvira? Ci pensi che ancora non sa? E gli avvenimenti sono sono svolti con un crescendo così spaventoso che soltanto stamani alle 9 abbiamo telegrafato a Milano (quando ò telegrafato a te) il primo allarme, alle 2 abbiamo telegrafato la fine, come la prenderà la Signora Elvira?

Stasera saremo tutti al Metropol, domattina il Nunzio Apostolico dirà una messa nella camera ardente – Povero Maestro! Non è più…. sembra un sogno!

Tanti baci aff Angiolino

Pubblicata parzialmente in Il pretino di Puccini di Don P. Panichelli, Pisa, Nistri-Lischi, 1964. Trascrizione dal facsimile.

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